L’approccio verso la cucina
Quando incontro per la prima volta i miei alunni, gli stagisti o i corsisti, il mio approccio può sembrare ambiguo, persino scoraggiante. Qualcuno potrebbe pensare che io voglia dissuaderli dall’intraprendere questa strada.
In realtà, il mio obiettivo è un altro: far capire loro che questa professione non è quella che si vede in televisione, dove troppo spesso la finzione viene scambiata per realtà.
Per rompere il ghiaccio ricorro alle classiche domande di circostanza:
«Come ti chiami? Da dove vieni? Quali sono le tue aspettative?»
Ognuno cerca di distinguersi, di fare una buona impressione, di mostrarsi preparato, motivato, capace.
Poi, però, comincio a parlare della vera essenza di questa professione.
Racconto cosa significa essere cuoco, quale sia il ruolo fondamentale all’interno di una brigata e quali qualità siano indispensabili: tenacia, perseveranza, disciplina, spirito di sacrificio, amore e passione.
Perché questa non è una professione qualsiasi.
È una scelta di vita.
Per intraprendere questo mestiere bisogna avere coraggio. Sì, proprio coraggio.
Spiego loro che è una professione dura, dura come poche altre.
«Immaginate», dico, «che mentre i vostri amici festeggiano le ricorrenze, voi siete in cucina. Quando i vostri genitori vanno in vacanza, voi siete in cucina. Quando i vostri coetanei festeggiano il Capodanno, voi siete ancora lì, in cucina. E quando arriva il vostro compleanno, spesso ve ne dimenticate perfino. Sarete fortunati se un collega vi sorprenderà con un dolcetto e una candelina.»
Poi li guardo negli occhi e aggiungo:
«Ragazzi, non è una professione per tutti. Dovete essere consapevoli che richiede un enorme spirito di sacrificio, forza d’animo e un amore autentico per la cucina. Per un lungo periodo della vostra vita, il lavoro verrà prima di tutto: prima degli affetti, prima della vostra ragazza o del vostro ragazzo. È come se sposaste prima la cucina e solo dopo tutto il resto.»
Le loro espressioni parlano da sole.
Vedo incredulità, stupore, perplessità. Qualcuno abbassa lo sguardo, qualcun altro sussurra qualcosa al compagno. Quando il brusio aumenta, riprendo la parola.
«Però dovete immaginare anche un’altra cosa. Se avrete la forza e la determinazione di superare gli ostacoli iniziali, davanti a voi si aprirà un mondo nuovo. Un mondo che oggi forse non riuscite nemmeno a immaginare. E farne parte, credetemi, è un’esperienza straordinaria.»
Chi fa questo mestiere con serietà e passione difficilmente rimane senza lavoro. Chi ha voglia di imparare, di mettersi in gioco, di fare nuove esperienze e di crescere professionalmente trova sempre nuove opportunità.
Potrà esserci una crisi economica, una crisi dell’edilizia o di qualsiasi altro settore, ma una cosa resterà sempre vera: ovunque ci siano persone, ci sarà qualcuno che dovrà cucinare per loro.
Il cuoco sarà sempre una figura necessaria.
È una professione che pretende molto, forse tantissimo. Ti chiede tempo, energie, rinunce. Ma se sei tenace, testardo nel senso migliore del termine, perseverante e coraggioso, alla fine sa anche ricompensarti.
Si iniziano a guadagnare i primi soldi molto presto. Se possiedi quella marcia in più, puoi raggiungere traguardi importanti. Arrivano le soddisfazioni, la stima dei colleghi, il rispetto delle persone con cui lavori.
E il rispetto, credetemi, è una delle ricompense più grandi che questo mestiere possa offrire.
Poi arriva un momento speciale.
Il momento in cui ti rendi conto di tutto ciò che questa professione ti ha donato.
Ed è proprio allora che nasce una nuova responsabilità: quella di trasmettere ciò che hai imparato, di condividere la tua esperienza con chi sta iniziando il proprio cammino.
Perché un grande cuoco non è soltanto colui che sa cucinare.
È colui che, dopo aver imparato, sente il dovere di insegnare.
a cura Prof. Gigino Gioia
